I RIVOLUZIONARI DEL 900'

PALAZZO ALBERGATI - BOLOGNA - ITALIA

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Mi approccio a questa esposizione forse con lo stesso entusiasmo che animava una adolescente al suo primo concerto dei Beatles e non rimango minimamente delusa.

I rivoluzionari del 900 in mostra sono Duchamp, Magritte, Dalì, Ernst, Tanguy, Man Ray, Picabia, Pollock solo per citarne alcuni e sono alla base della rivoluzione che l'arte ha subito a partire da quegli anni.

Un totale di 180 opere, tutte provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme, in mostra a Palazzo Albergati divise in cinque sezioni: Automatismo e subconscio; Biomorfismo e metamorfosi; Desiderio: musa e abuso; Il paesaggio onirico.

Nella prima stanza si è subito rapiti da Ruota di Bicicletta di Duchamp, posta su un piedistallo e illuminata magnificamente creando degli effetti di luce e ombra che conducono l'occhio dell'osservatore sulle altre opere della stanza; non solo ready made ma anche fotografie, collage ed assemblaggi.

Gli echi di questi movimenti possono essere avvertiti ancora oggi nelle opere dei giovani artisti che sfruttano ancora le tecniche che i surrealisti e i dadaisti hanno adottato per primi, sfidando e superando la tradizione per mostrarci quanto di nuovo aveva da regalare il mondo dell'arte, spesso rendendosi anche incompresa. Ahimé c'è ancora chi a 100 anni di distanza si interroga sul senso di attribuire l'epiteto di opera d'arte ad un readymade.

Un bel colpo d'occhio l'allestimento di Oscar Tusquets Blanca che ha ricostruito la stanza di Mae West di Dalì e l’installazione 1,200 Sacks of Coal di Duchamp ideata per l’Exposition Internationale du Surréalisme del 1938.

Di forte impatto la seconda, mentre la prima viene vissuta con un'impronta piuttosto social dal pubblico.

Una mostra eccellente sia per quanto riguarda la scelta e la quantità di opere selezionate, stupende e di forte prestigio, sia per le scelte fatte nell'allestimento.

In tantissimi sono accorsi a visitare l'esposizione rendendo a volte i passaggi tra una stanza e l'altra piuttosto difficili, ma è la pecca delle grandi occasioni.

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